Verso i nuovi paradigmi dell’apprendimento e della metodologia didattica

Valore della formazione continua, impatto delle tecnologie nei processi di apprendimento, innovazione e sperimentazione nelle metodologie formative, di questi e di altri temi abbiamo parlato con Susanna Sancassani, Responsabile del Centro Metodi e Tecnologie Innovative per la Didattica del Politecnico di Milano. Un confronto a 360 gradi, che prelude ad alcuni dei temi che saranno trattati in occasione del Forum di Fondoprofessioni del 5 novembre 2025, dal titolo “La formazione continua si confronta”.

Dott.ssa Sancassani, negli ultimi anni si parla sempre più di lifelong learning: quali sono le principali sfide che il mondo della formazione deve affrontare per accompagnare gli adulti in percorsi di apprendimento lungo tutto l’arco della vita?

Negli ultimi anni il lifelong learning è diventato non solo una priorità per il mondo professionale, ma una necessità politica e sociale. La principale sfida è superare la frammentazione dei saperi e delle esperienze, costruendo percorsi di apprendimento che non siano solo aggiornamento tecnico, ma che permettano di vivere da cittadini e professionisti consapevoli e responsabili in un mondo che si evolve rapidamente.

Per gli adulti, ciò significa riconoscere che apprendere non è “tornare a scuola”, ma mettere in dialogo il proprio sapere implicito con nuove forme di conoscenza, anche quelle mediate dalle tecnologie più recenti. L’introduzione dei LLM (Large Language Models) e lo sviluppo dei LRM (Learning Relationship Models) stanno profondamente trasformando il modo in cui costruiamo e condividiamo saperi: non più solo strumenti, ma ambienti cognitivi agentici, in cui l’intelligenza artificiale può agire come partner di pensiero, favorendo la riflessione, la connessione e la generazione di senso.

Serve un’educazione capace di integrare la complessità, valorizzare la riflessività e generare senso, in un contesto dove l’AI agentica – ovvero quella che interagisce, apprende e si adatta ai processi umani – diventa un interlocutore educativo. È in questa prospettiva che parlo spesso di ecologia cognitiva, come orizzonte per ripensare la formazione continua non solo in termini di competenze, ma di equilibri dinamici tra persone, conoscenze e sistemi intelligenti.

Qual è oggi l’impatto reale delle tecnologie digitali nei processi formativi degli adulti? E quali strumenti hanno dimostrato di essere più efficaci nel favorire l’apprendimento e l’applicazione nel proprio contesto professionale?

Nel 2025 il mercato globale del digital learning ha raggiunto dimensioni imponenti, con un valore stimato attorno ai 325 miliardi di dollari per la formazione aziendale e professionale (Continu, 2025). Il settore degli strumenti digitali per l’apprendimento – dalle piattaforme interattive ai sistemi di intelligenza artificiale in contesto formativo– vale oggi circa 46 miliardi di dollari e potrebbe superare i 120 miliardi entro il 2032 (Coherent Market Insights, 2025). Numeri che confermano una tendenza ormai strutturale: l’apprendimento digitale è diventato una componente essenziale dei percorsi di aggiornamento e riqualificazione per adulti e professionisti.

Il 94% dei responsabili della formazione nelle organizzazioni considera il digital learning parte integrante della propria strategia, e il 90% dei budget L&D è stabile o in crescita (Elucidat, State of Digital Learning Report 2025). Questa fiducia non è solo economica, ma culturale: riflette la consapevolezza che la formazione continua non può più essere episodica, ma deve diventare un processo continuo di apprendimento e adattamento.

L’intelligenza artificiale rappresenta oggi il punto di svolta più significativo. Il mercato globale dell’AI in educazione è stimato in 7,7 miliardi di dollari nel 2025 e in forte espansione (Resourcera, 2025). Studi recenti indicano che oltre l’80% degli studenti nel mondo – e una quota crescente di adulti in formazione – utilizza già strumenti basati su IA per studiare o aggiornarsi professionalmente (Resourcera, 2025).

Questo dato non va letto solo in chiave tecnologica, ma pedagogica. I nuovi ambienti di apprendimento alimentati da LLM (Large Language Models) e sistemi agentici non si limitano a fornire contenuti: diventano interlocutori cognitivi, capaci di dialogare con l’utente, personalizzare l’esperienza e generare riflessione. È il passaggio dal “seguire un corso” al co-apprendere con una macchina che ascolta, suggerisce e adatta, secondo logiche che potremmo definire AI_mentored.

Spesso gli adulti portano con sé esperienze, competenze e approcci personali all’apprendimento: come si può valorizzare questo bagaglio nella progettazione di percorsi formativi?

Ogni adulto porta con sé un patrimonio prezioso: esperienze, pratiche, linguaggi, intuizioni. La formazione efficace non parte da zero, ma attiva questo capitale cognitivo come leva di apprendimento trasformativo.

Nei percorsi che progettiamo in METID, adottiamo approcci dialogici e riflessivi che si ispirano a Freire, Bruner e Bateson: il gruppo diventa uno spazio di co-costruzione del sapere, dove l’esperienza personale viene decostruita, condivisa e  rilanciata attraverso nuove attribuzioni di senso

Il centro METID è un laboratorio di innovazione didattica: quali progetti o sperimentazioni metodologiche recenti ritiene più significativi per comprendere il futuro della formazione degli adulti?

A METID stiamo lavorando da tempo per trasformare la formazione degli adulti in un’esperienza realmente attiva e personalizzata. Tra le sperimentazioni più significative ci sono gli AIMOOK, un nuovo formato di corso online che unisce la struttura dei MOOC tradizionali con le potenzialità dei modelli di intelligenza artificiale generativa offerta attraverso AIbook. Un prototipo accessibile al pubblico è presente nel portale Polimi Open Knowledge (http://www.pok.polimi.it) con l’AIMOOK “Imparare con l’AI”.

Un AIbook non è un semplice libro digitale o un archivio di lezioni, ma un ambiente di apprendimento interattivo. Il partecipante non si limita a leggere o guardare contenuti: viene guidato in un percorso fatto di attività pratiche, esercizi riflessivi e simulazioni, in cui l’IA agisce come mentore cognitivo, fornendo feedback mirati e personalizzati.

L’obiettivo è quello di stimolare la scoperta dei contenuti attraverso l’azione e la riflessione, aiutando ciascun adulto a collegare ciò che apprende alla propria esperienza professionale. Ogni interazione con l’AI diventa un’occasione per chiarire, approfondire, mettere in relazione concetti e casi reali.

Questo formato si è rivelato particolarmente efficace con chi deve conciliare tempi di lavoro e apprendimento, perché consente di avanzare in modo flessibile ma con una presenza costante del feedback personalizzato, anche in contesti formativi di grande scala.

Guardando ai prossimi cinque anni, quali trasformazioni immagina nell’ecosistema dell’apprendimento per gli adulti?

Nei prossimi cinque anni assisteremo a una trasformazione profonda dell’apprendimento per adulti, segnata dalla convergenza tra intelligenza artificiale e realtà aumentata. Questa integrazione darà vita a forme di seamless learning, cioè a esperienze di apprendimento fluide, distribuite e integrate nella vita quotidiana.

La combinazione di AI agentica e ambienti immersivi permetterà di passare da un apprendimento “da schermo” a un apprendimento “nel mondo”: sarà possibile interagire con contenuti, dati e simulazioni direttamente nel proprio contesto lavorativo o sociale. Non si tratterà più di “tornare a studiare”, ma di continuare ad apprendere mentre si agisce, con l’aiuto di strumenti intelligenti capaci di osservare, suggerire e adattarsi.

Per gli adulti, questo significherà percorsi di formazione sempre più personalizzati e situati, in cui l’intelligenza artificiale potrà offrire feedback contestuali in tempo reale, aiutando a migliorare le competenze sul campo. Le interfacce aumentate e gli assistenti cognitivi permetteranno di collegare teoria e pratica senza soluzione di continuità, favorendo una forma di apprendimento trasformativo che si intreccia con l’esperienza professionale e personale.

In METID stiamo già osservando i primi segnali di questa evoluzione: dai AIbook, che integrano contenuti e attività con feedback mirati, alle sperimentazioni di ambienti formativi ibridi in cui l’IA accompagna il partecipante passo dopo passo. Tutto converge verso un ecosistema dell’apprendimento in cui realtà fisica, digitale e cognitiva si fondono, dando vita a nuove forme di consapevolezza e competenza.

In questo scenario, la sfida non sarà solo tecnologica ma etico-pedagogica: mantenere centrale la dimensione umana, garantire la giustizia epistemica e costruire una cultura dell’apprendimento responsabile, capace di usare l’AI non per sostituire, ma per amplificare la curiosità e la capacità di pensare.