Formazione, innovazione e competenze nel settore odontoiatrico

La formazione continua rappresenta oggi una leva strategica per l’evoluzione delle competenze negli studi professionali e in particolare nel settore odontoiatrico, dove innovazione tecnologica e cambiamenti organizzativi richiedono aggiornamenti costanti. In questa intervista, Francesco Antonucci, componente del C.d.A. di Fondoprofessioni, di professione dentista, riflette sul ruolo della formazione nello sviluppo professionale, soffermandosi sugli strumenti più efficaci e sulle modalità per favorire una partecipazione più ampia degli studi. L’attenzione si concentra anche sulle opportunità offerte dalla digitalizzazione e sulle sfide che attendono il sistema formativo nei prossimi anni, tra esigenze di flessibilità, qualità e capacità di accompagnare la crescita delle competenze.

Dott. Antonucci, in qualità di componente del C.d.A. di Fondoprofessioni, come valuta il contributo della formazione continua nello sviluppo delle competenze?

La formazione continua, a mio avviso, rappresenta un pilastro essenziale per lo sviluppo professionale: serve sia a imparare cose nuove, sia a mantenere e rafforzare le competenze già acquisite. Per tutte le professioni, e in particolare per il settore medico-odontoiatrico, aggiornarsi costantemente non è una semplice opzione, ma oltre ad essere un obbligo etico e deontologico, è anche un imperativo clinico.

Nel mio percorso formativo e professionale, ho visto chiaramente come gli investimenti in questo campo portino a risultati concreti. Non si tratta solo di migliorare la qualità delle prestazioni, ma anche di aumentare la motivazione del personale e di fidelizzare le risorse umane. Un collaboratore formato è più consapevole, più pronto ad affrontare i cambiamenti imposti da un mercato in continua evoluzione. La formazione continua non dev’essere vista come un adempimento burocratico, ma come uno strumento strategico di crescita sia a livello individuale che organizzativo.

Quali strumenti formativi innovativi sono oggi più efficaci per rispondere alle esigenze di aggiornamento degli studi odontoiatrici?

Dalla mia duplice esperienza clinica e di gestione della formazione, sono convinto che non esista una soluzione unica che funzioni sempre e per tutti. La chiave sta invece in un approccio intelligente, che combini diverse metodologie. Considerando le specificità degli studi odontoiatrici, dove si devono integrare formazione clinica, organizzativa e sulla sicurezza sul lavoro, credo che oggi i modelli più efficaci siano quelli che combinano formazione a distanza — come webinar interattivi, piattaforme di e-learning adattivo e simulazioni digitali — con momenti di apprendimento in presenza, esperienziale. Per tutto il personale dello studio, dal front desk agli assistenti alla poltrona, percorsi formativi basati su role playing, casi pratici e simulazioni operative sono particolarmente efficaci perché permettono di affrontare scenari che rispecchiano la quotidianità lavorativa. Non dobbiamo sottovalutare neanche il valore del peer learning, cioè l’apprendimento tra colleghi, che valorizza le competenze già presenti all’interno dello studio.

Come possiamo favorire una maggiore partecipazione degli studi professionali alla formazione continua, superando le difficoltà organizzative e strutturali?

È una questione complessa e molto concreta, di cui si discute spesso anche nella mia associazione, ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani). La maggior parte degli studi odontoiatrici sono strutture di piccole o medie dimensioni che affrontano una difficoltà oggettiva: dover sottrarre personale dall’attività quotidiana per partecipare ai corsi, con conseguenti costi organizzativi ed economici non sempre sostenibili.

Per superare questi ostacoli, credo siano efficaci tre strategie principali. Prima di tutto, bisogna sensibilizzare i titolari degli studi, facendo percepire la formazione non come una spesa, ma come un investimento fondamentale per la qualità e la reputazione dello studio. Secondo, è importante semplificare l’accesso ai fondi interprofessionali, rendendo più agevole la fruizione delle risorse disponibili anche per gli studi con capacità gestionali limitate. Infine, bisogna offrire soluzioni flessibili: percorsi modulari, fruibili in orari compatibili con l’attività lavorativa, e con un’alta componente di formazione asincrona, che aumenta la frequenza dei corsi .

In che modo la formazione continua può aiutare i professionisti ad affrontare la digitalizzazione e le innovazioni tecnologiche?

Il processo di digitalizzazione sta rivoluzionando profondamente il mondo delle professioni, e le routine lavorative degli studi legali, notarili, dei commercialisti e dei consulenti del lavoro ne beneficiano in maniera intuitiva. Lo studio odontoiatrico non fa eccezione. Dalla cartella clinica digitale alla gestione dell’agenda, dall’uso di tecnologie CAD/CAM per realizzare protesi direttamente in studio, alla radiologia 3D e all’uso dell’intelligenza artificiale per supportare la diagnostica per immagini: si tratta di cambiamenti radicali che coinvolgono tutta l’organizzazione dello studio.

La formazione continua ha il compito e la responsabilità di accompagnare questa transizione, riducendo il divario tra le innovazioni disponibili e la reale capacità di adottarle. Serve un percorso formativo che vada oltre il semplice “come si usa” uno strumento, e che sviluppi una vera cultura digitale. Questo significa essere consapevoli dei rischi, saper gestire i dati in sicurezza, affrontare le sfide della cybersecurity e saper valutare criticamente le nuove tecnologie. In questo contesto, il ruolo di Fondoprofessioni può essere fondamentale, finanziando programmi di potenziamento, aggiornamento  e perfezionamento delle competenze digitali, progettati su misura per le esigenze degli studi professionali.

Quali sono, a suo avviso, le principali sfide che la formazione dovrà affrontare nei prossimi anni per sostenere la crescita delle competenze professionali?

Stiamo vivendo una vera e propria rivoluzione, dal punto di vista tecnologico, culturale ed economico, che ci pone di fronte a sfide importanti. La prima è la rapidità del cambiamento: i bisogni formativi evolvono così in fretta che i sistemi tradizionali di progettazione ed erogazione della formazione faticano a seguirli. Dobbiamo sviluppare metodologie più agili e reattive per l’analisi dei bisogni. La seconda sfida riguarda l’inclusività: dobbiamo garantire che anche i professionisti e i collaboratori operanti in contesti periferici o con risorse limitate possano accedere alle opportunità di formazione, per evitare di creare o accentuare un divario tra studi “all’avanguardia” e quelli che rischiano di rimanere indietro. La terza sfida è quella di misurare davvero l’impatto della formazione: bisogna semplificare le modalità di rendicontazione, puntando meno sulle ore di formazione e più sui risultati concreti, cioè su come le competenze acquisite vengono trasferite nella pratica quotidiana. Infine, il rapporto con l’intelligenza artificiale rappresenta una sfida cruciale. Dobbiamo riflettere su quali competenze rimarranno esclusivamente umane e come la formazione possa valorizzarle. Nell’ambito sanitario, per esempio, l’IA ci aiuterà molto a semplificare la diagnostica e le procedure, ma il ruolo del medico e dell’odontoiatra come decisori umani dovrà rimanere unico e insostituibile. La sfida è impegnativa, ma anche stimolante: dobbiamo prepararci a un futuro che richiederà un continuo rafforzamento delle competenze umane, anche alla luce dell’automazione sempre più presente.