Dalla cultura della formazione alla società delle competenze

Avvocata e protagonista attiva del sistema della formazione continua, Susanna Pisano è componente del C.d.A. di Fondoprofessioni e Presidente di Confprofessioni Sardegna. Da anni impegnata nella rappresentanza e nello sviluppo del mondo professionale, porta una visione concreta delle trasformazioni che attraversano studi e aziende. Con lei abbiamo parlato del contributo di Fondoprofessioni alla diffusione della cultura della formazione negli studi professionali, evidenziando il valore di strumenti innovativi e sperimentali. Pisano ha anche analizzato gli elementi strutturali del comparto, le opportunità di collaborazione con le Regioni e il ruolo strategico della formazione per governare digitalizzazione, sostenibilità e nuove competenze, nel quadro delle sfide che attendono i Fondi interprofessionali.

Avv. Pisano, Fondoprofessioni rappresenta da anni un punto di riferimento per la formazione continua nel mondo degli studi professionali. Quali risultati ritiene oggi più significativi rispetto alla missione del Fondo e quali elementi ne caratterizzano l’identità nel sistema dei Fondi interprofessionali?

Il comparto degli studi professionali, ambiente caratterizzato da numeri ridotti e da un rapporto datore di lavoro-lavoratore storicamente informato alla fiducia e ad una stretta interdipendenza, si è avvicinato al sistema della formazione continua dei dipendenti all’inizio degli anni 2000, quindi molto recentemente rispetto alle imprese, e proprio grazie alla costituzione dei Fondi interprofessionali. Pertanto il risultato più significativo che dobbiamo riconoscere a Fondoprofessioni è proprio quello di aver contribuito a sviluppare nel mondo professionale la cultura della formazione, così come ci dicono i numeri raccolti nel Rapporto annuale pubblicato dall’Osservatorio delle Libere Professioni di Confprofessioni. La sua spiccata identità è quella di essere un accompagnatore degli studi professionali e delle aziende collegate verso l’evoluzione del mercato del lavoro professionale con un’attenzione particolare per le strutture piccole dove la formazione spesso è vista come un costo e non come una opportunità di crescita

Il ruolo dei Fondi interprofessionali si è progressivamente evoluto, assumendo una funzione sempre più strategica. In che modo Fondoprofessioni sta accompagnando il cambiamento del comparto professionale e delle imprese clienti?

Credo di poter sostenere, senza tema di smentita, che Fondoprofessioni, proprio per la specificità della sua mission verso i professionisti è stato quello tra i Fondi interprofessionali, che ha maggiormente “osato” sperimentare di più, cercando di sostenere una formazione qualificata, qualificante e professionalizzante sempre attenta alla innovazione e all’evoluzione dei mercati professionali. Per esempio l’introduzione nella propria offerta degli avvisi “one to one”, con formazione on the job, pensata, progettata e calibrata sui singoli lavoratori, così come la tematicità di certi avvisi, come quello sull’Intelligenza Artificiale, ha permesso di raggiungere anche i micro studi, ottenendo un gradimento ben oltre le aspettative e, purtroppo, ben superiore alle risorse disponibili,

Nonostante le opportunità offerte, una parte degli studi professionali fatica ancora a intercettare la formazione continua o a riconoscerne il valore strategico. È un limite strutturale del comparto o un segnale che il sistema dei fondi, Fondoprofessioni compreso, deve ripensare alcune modalità di intervento?

Sicuramente il limite strutturale è presente, data la parcellizzazione del sistema degli studi professionali, il ridotto numero dei professionisti datori di lavoro e quindi dei dipendenti e la difficoltà di raggiungere e monitorare il sistema sul territorio. Ma è altrettanto vero che è necessario ripensare e, direi, incentivare l’intervento dei Fondi attraverso ulteriori modalità di approccio al mondo della formazione continua. In questo senso, in un momento in cui le Regioni italiane, titolari delle risorse dei FSE +, si stanno interrogando su come rendere efficace il loro ruolo, credo che le opportunità di accordi per mettere in comune attività che consentano l’erogazione di formazione in modo veloce e qualitativamente importante siano da accogliere positivamente. Anche su questo fronte Fondoprofessioni ha in corso di sottoscrizione accordi e protocolli che ci consentiranno di ampliare e migliorare l’offerta formativa proprio nei confronti del mondo professionale.

L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione stanno trasformando in profondità lavoro, processi e responsabilità nelle attività professionali e nelle imprese clienti. Quali competenze diventano oggi davvero decisive e come la formazione continua può aiutare a governare il cambiamento, anziché subirlo?

Il mondo del lavoro, compreso quello professionale, ha subito un’accelerazione nei processi produttivi, fin dall’inizio del terzo millennio. Digitalizzazione e IA, le cui applicazioni sono già allo stato innumerevoli, appaiono un supporto indispensabile per il lavoro ed in tal senso lo stanno trasformando pur creando preoccupazioni e problemi di compatibilità con un sistema professionale abbastanza rigido sotto i profili di etica e responsabilità. Poiché però penso che l’utilizzo di tali strumenti costituisca un sicuro vantaggio per la competitività nazionale e internazionale dei nostri professionisti e delle imprese, spero che anche attraverso la normazione europea queste criticità possano essere superate. E in un mondo digitale gestito da esseri umani solo una corretta formazione di questi ultimi, alla creazione, alla conoscenza e all’utilizzo dei relativi strumenti possa consentirci di governare “le macchine” e non esserne succubi.

Sostenibilità, compliance e responsabilità sociale sono sempre più centrali nelle richieste dei clienti. In che misura la formazione può supportare i professionisti nel tradurre questi temi in servizi concreti e valore aggiunto per le imprese assistite?

Ormai gli studi professionali sono universalmente riconosciuti e concepiti come micro, piccole e medie imprese e pertanto non possono sottrarsi dal fare la loro parte sul versante dello sviluppo sostenibile e strategico delle attività produttive. Compatibilmente e proporzionalmente alle loro dimensioni svolgono un ruolo di presidio sociale nei contesti in cui si trovano ad operare. La formazione continua può portare dentro gli studi professionali e le imprese collegate i temi qui richiamati, attraverso avvisi dedicati per offrire strumenti e accrescere la consapevolezza rispetto all’adeguamento della propria offerta professionale e dei comportamenti in particolare nei confronti dell’utenza

Guardando al futuro dei Fondi interprofessionali, quali principali sfide dovranno affrontare nei prossimi anni per essere realmente incisivi in un mercato del lavoro in profonda trasformazione?

La prima sfida, soprattutto per i Fondi di piccole dimensioni, è quella di sopravvivere rivendicando la propria autonomia di organismi della bilateralità contrattuale e allontanando qualsiasi tentativo di delegittimazione. Per altro verso i  Fondi  dovranno essere interpreti delle trasformazioni del mercato del lavoro per orientare e supportare datori di lavoro e lavoratori verso quella società delle competenze che è oggi al centro della politica europea.