Analisi, pianificazione e flessibilità: la formazione nasce dall’ascolto

Evoluzione della domanda di competenze, lettura dei cambiamenti in atto, direzioni di sviluppo del Fondo, sono solo alcuni dei temi dei quali abbiamo parlato con Rosetta Raso, vicepresidente di Fondoprofessioni. Il punto di vista offerto da Raso intende valorizzare la formazione continua come pilastro fondamentale di un sistema di tutele, per favorire la crescita delle organizzazioni e il miglioramento della qualità del lavoro. In questo scenario diventa sempre più importante l’analisi delle tendenze del mercato del lavoro e dei nuovi bisogni organizzativi, per pianificare interventi efficaci e a misura delle esigenze degli studi/aziende.

Dott.ssa Raso, qual è oggi la missione di Fondoprofessioni nella formazione continua?

Oggi la formazione continua non è solo aggiornamento, ma uno strumento per restare competitivi. Fondoprofessioni accompagna i dipendenti degli studi professionali e delle aziende in questo percorso, sostenendo una crescita concreta delle competenze. L’obiettivo è aiutare chi lavora ogni giorno sul campo a interpretare il cambiamento e trasformarlo in opportunità, che si tratti di riorganizzare i processi interni, innovare i servizi o rispondere meglio alle esigenze dei clienti.

Quindi, non si tratta più di finanziare corsi nell’accezione più tradizionale che abbiamo imparato a conoscere, ma di favorire percorsi di sviluppo professionale, tarati sulle diverse dimensioni settoriali, organizzative, individuali e generazionali, per poter realmente incidere sulla qualità del lavoro.

Come sta cambiando la domanda di formazione?

La formazione nasce oggi dall’incontro tra capacità tecnica e trasversalità. Cresce la domanda di competenze digitali applicate – dall’uso consapevole dell’intelligenza artificiale alla gestione dei dati – ma anche di abilità comunicative, organizzative e relazionali. Oggi occorre unire conoscenza specialistica settoriale, conoscenze tecniche e visione, dialogando con clienti sempre più informati ed esigenti. La formazione potrà essere incisiva se sarà sempre più aderente e applicata al contesto reale: una logica che Fondoprofessioni sta cerando di interpretare e sostenere con gli interventi one to one, sul posto di lavoro.

Inoltre, oggi un fenomeno rilevante è quello collegato agli impatti degli andamenti demografici sul mercato del lavoro: da una parte occorre sostenere i processi di reskilling dei lavoratori più anziani, dall’altra bisogna favorire l’accompagnamento al turn over e l’entrata dei giovani. Si tratta di una sfida che riguarda anche i Fondi interprofessionali, come attori centrali del sistema della formazione.

In che modo Fondoprofessioni rileva e interpreta i principali trend del mercato del lavoro?

Fondoprofessioni negli ultimi anni ha potenziato l’attività di data analysis e lo studio delle competenze più richieste, anche in termini di gap percepiti, con una costante attività di indagine e lettura della risultanze in particolare nel comparto degli studi professionali. Un esempio è rappresentato dal Rapporto annuale del Fondo, prossimo alla sua terza edizione, che costituisce uno spaccato rappresentativo della formazione e della domanda di competenze nelle micro-imprese. Inoltre il costante dialogo con le rappresentanze datoriali e sindacali, nonché con gli enti attuatori, consente di intercettare le direzioni di sviluppo e le esigenze espresse dal mondo degli studi professionali e dalle aziende.

Automazione, digitalizzazione ed efficientamento dei processi stanno cambiando il modo di lavorare. Per questo i nostri Avvisi valorizzano gli ambiti di competenza più richiesti, con l’obiettivo di accompagnare i processi di innovazione organizzativa. Per esempio, un filone tematico rilevante è dedicato alla formazione per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle singole organizzazioni, per favorire un approccio personalizzato, operativo e consapevole.

In cosa si distingue Fondoprofessioni?

Fondoprofessioni si distingue per la sua vocazione verso il mondo delle micro-imprese, in particolare studi professionali ed aziende ad essi collegate. Basti pensare che la platea aderente è composta per il 70% da studi/aziende fino ai tre dipendenti. Ma c’è di più. Il 97% degli studi/aziende che hanno avuto accesso alla formazione finanziata negli ultimi cinque anni è rappresentato da micro e piccole imprese.

Questa vocazione significa attenzione ai bisogni formativi e organizzativi tipici delle realtà di più piccola dimensione: percorsi mirati, maggiore flessibilità, ma anche disponibilità di una ampia offerta a catalogo. Il Fondo opera in stretta connessione con le parti sociali di riferimento, promuovendo una formazione realmente aderente alle dinamiche del lavoro professionale.

Quali sono le priorità di Fondoprofessioni per il futuro della formazione continua?

Guardiamo al futuro puntando su qualità, innovazione, dialogo con il mondo professionale, nonché sulla lettura dei dati e sulla misurazione dei risultati conseguiti. L’obiettivo è anticipare i fabbisogni di competenze e rafforzare un ecosistema formativo capace di rispondere ai cambiamenti del mercato, anche attraverso una crescente sinergia con le Istituzioni, con le Regioni/le Province autonome e con la bilateralità di settore, per ampliare la platea e le opportunità di finanziamento della formazione. I nuovi Avvisi e le iniziative del 2026 andranno in questa direzione.

Invece, sotto il profilo della modalità formativa, guardiamo con interesse anche al micro-learning, per la sua capacità di focalizzarsi su specifici obiettivi di apprendimento necessari, rispetto al quale si potrebbero valutare possibili ambiti di applicazione sperimentale.

Riteniamo che Fondoprofessioni possa rappresentare sempre più un punto di riferimento per chi sceglie di crescere nel tempo, facendo della formazione continua un pilastro fondamentale del sistema di tutele, welfare e miglioramento della qualità del lavoro.