Competenze, innovazione e futuro: la formazione come leva per gli studi professionali

Il mondo degli studi professionali sta vivendo una fase di profonda trasformazione, tra digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuovi modelli organizzativi. In questo scenario, la formazione continua assume un ruolo sempre più strategico: non solo aggiornamento, ma leva per la competitività, l’occupabilità e la valorizzazione del capitale umano. Ne parliamo con Carmen Colangelo, componente di parte datoriale del Consiglio di Amministrazione di Fondoprofessioni e Avvocata, per capire come stanno cambiando i fabbisogni di competenze e quale contributo possono offrire i Fondi interprofessionali.

Avv. Colangelo, quali sono oggi le principali sfide che la formazione continua è chiamata ad affrontare per sostenere la competitività degli studi professionali e l’occupabilità dei lavoratori?

A mio avviso, la formazione continua deve diventare il motore della competitività degli studi professionali, ponendo  attenzione al digitale e all’intelligenza artificiale , ma con percorsi applicativi concreti e non solo teorici. Servono competenze trasversali – soft skill, ESG, sostenibilità – per abilitare nuovi modelli di servizio e rafforzare la reputazione degli studi. La sfida è offrire formazione su misura (piani monoaziendali, voucher, percorsi one‑to‑one) che si traduca in maggiore occupabilità, retention e capacità di attrarre talenti. In questa fase registriamo risorse in crescita (nel 2026 Fondoprofessioni ha programmato oltre 9 milioni di euro, con avvisi dedicati a digitalizzazione, IA, sostenibilità e organizzazione), ora la sfida è rendere i bandi sempre più chiari, i tempi certi e la rendicontazione snella, per favorire la partecipazione soprattutto degli studi più piccoli. Una governance efficace deve bilanciare controllo, trasparenza e velocità di erogazione.

La transizione digitale e i cambiamenti organizzativi stanno trasformando profondamente il mondo delle professioni. Quali competenze ritiene oggi prioritarie per accompagnare questa evoluzione e quale ruolo può svolgere la formazione finanziata?

La transizione digitale chiede alle professioni competenze digitali avanzate e competenze organizzative forti oltre che la conoscenza di tutte le relative normative. La formazione finanziata, attraverso i fondi interprofessionali come Fondoprofessioni, può rendere questi percorsi accessibili anche agli studi più piccoli, coprendo fino al 100% dei costi e indirizzando le risorse su temi strategici. La sfida è passare da corsi generici a percorsi applicativi, su misura e tracciabili, che trasformino le competenze acquisite in processi più efficienti, servizi di maggiore qualità e maggiore occupabilità dei professionisti.

Anche alla luce della sua esperienza di Avvocata, come sta evolvendo il ruolo dei Fondi Interprofessionali nel rispondere ai nuovi fabbisogni di imprese e professionisti? Quali scenari intravede per il futuro del sistema?

Alla luce anche della mia esperienza di Avvocata, i Fondi Interprofessionali stanno passando dall’essere semplici  erogatori di fondi che restituiscono lo 0,30% a veri registi strategici della qualità formativa e delle politiche attive del lavoro. Le nuove Linee Guida spingono verso una maggiore integrazione con le politiche del lavoro, la certificazione delle competenze e una governance più rigorosa, ma anche più complessa. Lo scenario futuro vede i Fondi sempre più integrati nella rete dei servizi per il lavoro, con un focus marcato su competenze digitali, green e organizzative; la sfida sarà bilanciare compliance e semplificazione, per non penalizzare studi professionali e PMI.

Quali sono gli elementi distintivi di Fondoprofessioni rispetto agli altri Fondi Interprofessionali e quali iniziative ritiene più significative per sostenere la crescita delle competenze negli studi professionali?

L’elemento distintivo di Fondoprofessioni rispetto agli altri Fondi interprofessionali  è la sua specificità, avendo quali utenti, principalmente i dipendenti degli studi professionali. L’azione principale di Fondoprofessioni si estrinseca  attraverso strumenti flessibili (piani mono e pluriaziendali, voucher a catalogo, misure sperimentali) che rendono l’accesso semplice e veloce. Le iniziative più significative del 2026 – dai piani monoaziendali , ai training voucher a catalogo, ai bandi per reti di studi e neo aderenti su digital, AI e cybersecurity – stanno sostenendo in modo concreto la crescita delle competenze negli studi. Il risultato è una formazione più mirata, rapida e accessibile, anche per gli studi più piccoli.

Fondoprofessioni rappresenta un punto di riferimento per il comparto degli studi professionali. In che modo il Fondo contribuisce a rafforzare il sistema di welfare di settore, valorizzando il capitale umano e promuovendo lo sviluppo delle organizzazioni?

Fondoprofessioni rafforza il welfare di settore trasformando la formazione in un vero e proprio “welfare formativo”, che valorizza il capitale umano e sostiene lo sviluppo organizzativo degli studi professionali. Tutto ciò si concretizza attraverso il finanziamento di piani su misura,  attraverso voucher a catalogo e attraverso  avvisi su benessere organizzativo, parità di genere, ESG e competenze digitali. Il  Fondo valorizza il capitale umano e sostiene lo sviluppo organizzativo, anche degli studi più piccoli. In questo modo, la formazione diventa leva di attrazione e  di riqualificazione, riducendo il rischio di obsolescenza delle competenze e migliorando efficienza, organizzazione  e reputazione degli studi.