Stiamo accompagnando il cambiamento o lo stiamo inseguendo?

Il 3° Rapporto di Fondoprofessioni fotografa un paradosso: in un Paese di microimprese, la formazione continua fatica ancora a diventare leva strutturale e resta spesso episodica. Da qui prende avvio il confronto con Paolo Proietti, sindacalista della Uiltucs e componente del Consiglio di Amministrazione di Fondoprofessioni, che offre uno sguardo interno e al tempo stesso critico sul sistema. Tra analisi dei fabbisogni ancora poco diffuse, ruolo dei fondi interprofessionali e sfide poste da innovazione e intelligenza artificiale, emerge una domanda centrale: la formazione sta davvero accompagnando il cambiamento o lo sta inseguendo?

Dott. Proietti, il 3° Rapporto di Fondoprofessioni evidenzia che, nonostante il peso dominante delle microimprese nel nostro Paese, la formazione fatica ancora a radicarsi davvero in questi contesti: cosa manca perché diventi una leva continuativa e non occasionale?

È scontato ricordare che il nostro Paese ha un sistema economico strutturato prevalentemente su piccole e piccolissime imprese; peraltro la evoluzione economica degli ultimi decenni ha accentuato questa dinamica a causa dei massicci processi di deindustrializzazione e delocalizzazione. Processi come quelli legati alle politiche di formazione, soprattutto quando questi sono frutto di politiche e interventi a carattere nazionale, faticano a rispondere in maniera puntuale a esigenze specifiche e mirate a contesti micro. Credo che per rendere davvero continui e stabili i processi formativi governati sia indispensabile costruire un sistema pervasivo ed efficace di analisi dei fabbisogni, attraverso un costante e continuo lavoro di partecipazione delle parti sociali a tutti i livelli, anche attraverso la bilateralità che nel nostro settore è particolarmente efficiente.

Dai dati del Rapporto emerge una grande attenzione da parte di Fondoprofessioni verso la formazione su innovazione e digitalizzazione, con rilevanti tassi di incremento negli ultimi anni: questi interventi stanno trasformando concretamente le competenze o restano esperienze avanzate ma ancora circoscritte?

Fondoprofessioni, con lungimiranza, ha dedicato attenzione e risorse crescenti nel tempo ad una formazione innovativa nel tentativo di dare risposte alla continua evoluzione dei processi aziendali basati principalmente sulla digitalizzazione. Sotto questo aspetto, anche la risposta in termini progettuali delle aziende aderenti, coerente coi fabbisogni emergenti, ha confermato la giustezza di questa impostazione. Le nuove tendenze della evoluzione digitale, a partire dalla rivoluzione imposta dall’Intelligenza Artificiale, rischiano di rendere rapidamente obsolete le proposte della Formazione Continua; peraltro, queste tendenze, rischiano di determinare un panorama del sistema economico disarticolato con esempi di eccellenza e altri che rischiano di non avere le competenze per stare al passo con la continua evoluzione dei sistemi di IA. Il Fondo, a mio parere, deve prestare attenzione in particolare a questi ultimi al fine di conseguire l’obiettivo di crescita diffusa delle capacità aziendali e delle competenze individuali dei lavoratori e delle lavoratrici interessati.

I Fondi interprofessionali sono spesso percepiti come strumenti tecnici più che strategici: cosa serve per farli diventare un vero motore di cambiamento organizzativo e non solo un canale di finanziamento?

Siamo sempre allo stesso punto: i Fondi di Formazione Continua devono accentuare le loro capacità dinamiche nella lettura delle evoluzioni economiche e sociali per non produrre una deriva che li releghi a soggetti passivi del sistema. Anche qui, l’analisi dei sistemi e dei processi economici insieme ad una costante analisi dei fabbisogni sono l’elemento strategico che può consentire di prevedere ed anticipare il cambiamento, e anzi, piuttosto di indirizzarlo.

In un mercato del lavoro che cambia con una velocità sempre più difficile da prevedere, la formazione continua riesce ancora a stare al passo o rischia di inseguire trasformazioni già avvenute?

I cambiamenti, nel momento in cui ne parliamo sono spesso già avvenuti; i lavoratori e le aziende lo percepiscono e anche se in modo non organico tentano di adeguarsi. Riuscire a seguire la velocità del cambiamento sta nell’impegno sinergico di fondi interprofessionali, aziende e lavoratori; sono loro gli attori del nostro sistema e possono aiutarci in questo obiettivo.

Se dovesse indicare una direzione poco esplorata su cui investire nei prossimi anni, quale tipo di formazione o modello di apprendimento potrebbe fare davvero la differenza nelle micro-imprese e nelle attività professionali?

Su questo forse sono in controtendenza rispetto alle attuali “mode” che stanno sempre più affermandosi come modalità formative. Credo che al di là dei contenuti, sia necessario tornare ad una formazione in cui le dinamiche dei gruppi acquisiscano il peso necessario a trasmettere il valore del lavoro di squadra; quindi formazione in aula o comunque che garantisca e valorizzi la condivisione delle esperienze individuali e la solidarietà. In un mondo del lavoro sempre più complesso solo la somma delle singole competenze e una visione trasversale dei problemi può contribuire alla crescita delle competenze individuali e dei risultati.