Cambiamenti, competenze e progettazione condivisa: le persone al centro

Nel contesto delle profonde trasformazioni che stanno interessando il mondo del lavoro – tra innovazione tecnologica, evoluzione normativa e nuove esigenze organizzative – il tema delle competenze assume un ruolo sempre più centrale per gli studi professionali e per il vasto universo delle microimprese che caratterizzano il tessuto produttivo italiano. In questo scenario, la formazione continua rappresenta uno strumento fondamentale per sostenere competitività, qualità del lavoro e capacità di adattamento al cambiamento.

Con Mariagrazia Nicita, componente del Consiglio di Amministrazione di Fondoprofessioni, abbiamo parlato delle sfide che gli studi professionali e le microimprese stanno affrontando sul fronte delle competenze, del ruolo del Fondo nel rendere la formazione più accessibile, del valore del confronto tra le parti sociali nella definizione delle politiche formative e delle prospettive future dei Fondi interprofessionali nello sviluppo del capitale umano.

Dott.ssa Nicita, nel contesto attuale, segnato da cambiamenti normativi, digitalizzazione e nuove esigenze organizzative, quali sono le sfide più rilevanti che studi professionali e microimprese stanno affrontando sul fronte delle competenze? E come può intervenire Fondoprofessioni per supportarle in modo concreto?

Credo che nel contesto attuale sia fondamentale innanzitutto accettare le sfide della transizione digitale e della sostenibilità ambientale, delle innovazioni nei vari settori e di conseguenza nuove esigenze di qualità, ottimizzazione e riorganizzazione del lavoro, come emerge dal Rapporto 2024 di Fondoprofessioni. Tutto ciò passa anche attraverso il tema della crescita professionale delle lavoratrici e dei lavoratori. Gli studi professionali e le microimprese in generale, ma in particolar modo quelle aderenti a Fondoprofessioni hanno compreso come la formazione, l’aggiornamento delle competenze sono fondamentali nella crescita sia delle lavoratrici e dei lavoratori a beneficio di una maggiore competitività delle imprese sebbene piccole.

La dimensione ridotta della maggioranza delle imprese italiane rappresenta spesso una criticità nell’accesso alla formazione. Quali strumenti e opportunità mette a disposizione Fondoprofessioni per rendere la formazione più semplice, flessibile e realmente fruibile anche per le microimprese?

La fruibilità della formazione è una questione che molto spesso ci siamo posti all’interno del C.d.A. di Fondoprofessioni, anche con il supporto e i suggerimenti della struttura tecnica del Fondo. Nel proporre i diversi avvisi abbiamo tenuto conto dei vari contesti delle imprese aderenti, settore economico e la loro piccola, piccolissima dimensione. Fondamentale è stata la proposta di una modalità e flessibilità della formazione (one to one, aula, fad, ecc.). Tutti elementi importanti che hanno visto una diffusa partecipazione a tutti gli avvisi che il Fondo ha proposto.

In che modo il confronto tra le parti sociali all’interno del C.d.A. contribuisce a costruire un’offerta formativa capace di coniugare competitività degli studi e qualità del lavoro?

Ritengo che il confronto sia partire da prospettive e interessi diversi per arrivare ad obiettivi comuni e condivisi. Questo è il metodo che proviamo a condividere nel C.d.A. Tutti crediamo che le competenze siano centrali e necessariamente soggette a continuo aggiornamento, affinché diventino il paradigma principale nella competitività e nella qualità del lavoro delle imprese e dei dipendenti. Di conseguenza abbiamo la responsabilità di proporre un’offerta formativa di qualità, in grado di rispondere e anche anticipare i diversi fabbisogni delle imprese.

Guardando al futuro, quali prospettive vede per il ruolo di Fondoprofessioni nello sviluppo delle competenze nel sistema degli studi professionali e, più in generale, nel tessuto delle microimprese italiane?

Le prospettive sono quelle di una formazione di qualità adeguata ai repentini cambiamenti di mercato in una dimensione globale che rendano le imprese associate sempre più competitive. Questo garantirebbe stabilità occupazionale e nuove assunzioni.

Più in generale, quali nuove sfide attendono i Fondi interprofessionali nel prossimo futuro?

La formazione sebbene sia un fattore chiave per la competitività delle imprese vede l’Italia, in termini di investimenti strutturali, al di sotto della media europea. Le sfide sono tante: coinvolgere sempre di più il personale dipendente ad attività formative di qualità, garantire sempre più un sistema di IVC e accrescere le adesioni delle imprese. Inoltre, le nuove linee guida del Ministero del Lavoro di gennaio 2026 hanno introdotto molte novità anche dal punto di vista normativo e operativo, per esempio la possibilità per i Fondi di integrare le risorse dello 0,30 o alcuni vincoli per le imprese che passano da un fondo ad un altro. È chiaro che siamo di fronte ad un cambiamento della natura dei Fondi come intesi fin ora. Sarà ora necessario cogliere questa nuova sfida.