Per analizzare le prospettive di sviluppo della formazione finanziata, anche in considerazione dei mutamenti di scenario e delle possibili evoluzioni, abbiamo intervistato Giovanni Galvan, esperto di Fondi interprofessionali.
Punti di forza di Fondoprofessioni, elementi di progettazione della formazione da valorizzare, sviluppo della formazione a distanza, evoluzione dell’attività degli Enti attuatori. Di questi e di altri temi abbiamo parlato con Galvan, secondo il quale la rilevazione puntuale del fabbisogno e la progettazione mirata rappresentano elementi indispensabili per elevare la qualità delle proposte formative, tenendo conto delle specificità settoriali e delle esigenze del mercato.

D. Nel panorama dei Fondi interprofessionali quali tratti distintivi presenta l’offerta di Fondoprofessioni?

R. Fondoprofessioni si propone sicuramente come il Fondo del comparto degli studi professionali, promuovendo un’offerta formativa specifica. Questo però lo rende interessante anche per le micro imprese e le PMI, specie del settore servizi, che molto condividono con gli studi professionali in termini di organizzazione, processi e fabbisogni formativi.
Infatti, oltre ad Avvisi specifici (alcuni dedicati specificamente a figure che operano negli studi professionali), è possibile finanziare con Fondoprofessioni la formazione a catalogo, in una modalità flessibile e più adatta alle piccole organizzazioni.

D. Quali elementi progettuali dovrebbero essere maggiormente valorizzati dagli Enti attuatori nell’ambito dei piani formativi presentati?

R. L’attività di valutazione ha evidenziato come, sulla formazione progettata ad hoc e non a catalogo, si tenda comunque ad utilizzare (talvolta adattandolo ben poco) il catalogo dei corsi normalmente offerti dagli Enti. Questo spesso si accompagna ad una metodologia non particolarmente accurata per l’ascolto di queste imprese e del conseguente rilievo dei fabbisogni formativi.
Il rischio è quindi di ignorare le specificità di questo comparto, dove spesso nella stessa figura si accumulano funzioni anche molto diverse. Pensiamo ad esempio all’ “office manager”, presente in studi e PMI anche di settori molto differenti, che normalmente assomma competenze verticali di settore con altre trasversali (segreteria, comunicazione interpersonale e web, amministrazione, commerciale etc.). Altro elemento da valorizzare è sicuramente quanto legato all’innovazione, tecnologica e di processo, che oggi è al centro dello sviluppo di qualsiasi attività professionale. Restano poi i temi normativi (specifici di settore e non) che richiedono agli impiegati degli studi continuo e puntuale aggiornamento.
E’ molto importante comunque che l’attività formativa proposta sia in linea con quanto rilevato in sede di fabbisogni sia in azienda sia nello scenario economico nazionale, di comparto e territoriale.

D. Considerato lo scenario che si va delineando, quali cambiamenti potrebbero interessare i Fondi interprofessionali?

R. Se un merito ha avuto l’emergenza COVID-19 è stato quello di provare che molta della formazione tradizionale d’aula può essere agevolmente superata tramite la FAD – Formazione a Distanza. Questa può consentire una formazione “sincrona”, riproducendo con un Webinar il funzionamento di un’aula in presenza, oppure “asincrona”, erogando per ciascun allievo un percorso da fruire in tempi e modi assolutamente personali.
Quest’ultima soluzione, ormai adottata in massa dalle Grandi Imprese (vedasi i MOOC – Massive Open Online Courses) è tranquillamente alla portata anche delle micro imprese, delle PMI e degli studi professionali. Ovviamente questo richiede un profondo cambio di paradigma da parte della Pubblica Amministrazione, ben altra cosa rispetto al rifarsi “alle norme regionali” prevista dall’ANPAL.
Il passaggio dal “conteggio delle ore allievo” al vero voucher, che rimborsa il corso a prescindere dalla sua modalità (aula, on line, off line etc.) purché porti a nuove competenze certificate (modello USA “you pass – we pay”) richiede un grande sforzo sia per la definizione dei profili professionali a livello unico nazionale (ed europeo) sia per il superamento dei limiti dovuti agli Aiuti di Stato che impediscono la crescita di questa modalità. Si pensi solamente alla problematica del cofinanziamento obbligatorio nel caso di fruizione individuale con tempi ed orari diversi tra gli allievi.
Lo scenario futuro della formazione continua finanziata dipenderà quindi da queste scelte e non dimentichiamoci che l’emergenza ha fatto rimettere in discussione la normativa sugli Aiuti di Stato e forse questo potrebbe essere il momento giusto di dissociarli dai contributi per la formazione.

D. Come potrebbe cambiare, invece, l’attività degli Enti attuatori?

R. Gli Enti attuatori dovrebbero superare la fase puramente “progettuale” in cui sono fermi per vari motivi da molti decenni.
Già oggi il mercato è cambiato, gli operatori di questi Enti vengono ormai quasi tutti dal settore privato, ed il lavoro con i Fondi Interprofessionali è sempre più legato alla consulenza aziendale e sempre meno alla capacità progettuale “pura” su Avvisi e Bandi.
Quindi è necessario da un lato semplificare l’attività “standard” di progettazione di corsi già ben consolidati, attivando i voucher e limitando i contributi ad Avviso su attività di questo tipo, e di concentrare la capacità di dare valore aggiunto all’impresa su progetti di respiro strategico su innovazione, internazionalizzazione, competitività e quanto altro possa fare veramente la differenza in termini di fatturato e di occupazione per l’impresa in tempi brevi dopo l’intervento formativo finanziato. La qualità di questi interventi deve essere dunque l’unico metro di giudizio per giudicare l’attività degli Enti Attuatori.

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